La cataratta secondaria

A cura di Mario Parma, medico specializzato in Oftalmologia, convenzionato con Ente Mutuo Regionale 

L’intervento di cataratta è il più frequente in ambito oftalmologico. Esso risolve l’opacizzazione della lentina contenuta all’interno dell’occhio: il cristallino. Nella maggior parte dei casi è generalmente collegato all’avanzare dell’età. Fatta la diagnosi e basandosi sui sintomi di calo e annebbiamento visivo, visione di aloni intorno alle luci e fluttuazione della vista, il passo successivo è l’esecuzione in day hospital dell’intervento. È eseguito in anestesia topica (gocce di anestetico), e consiste nell’estrazione della cataratta, mantenendo solo l’involucro esterno, dove s’inserisce una lentina intraoculare trasparente – IOL – in materiale sintetico.

Una manciata di minuti che riporta la vista, dopo un breve periodo di convalescenza, a performance inaspettate. Oggi anche con la possibilità di correggere eventuali ametropie presenti come ipermetropia, miopia, astigmatismo e, in casi selezionati, di eliminare completamente l’uso degli occhiali con le lentine.

Tutto sembra procedere per il meglio fino a quando si nota nuovamente una sensazione di appannamento visivo, riduzione della nitidezza e di abbagliamento. Può verificarsi dopo pochi mesi o dopo qualche anno dall’intervento. In uno o in entrambi gli occhi. In una percentuale variabile dal 3 al 40% degli interventi. Non esiste una regola certa, ma in alcuni casi è quasi da considerare come inevitabile: come in miopi elevati e diabetici. Il problema, che deve sempre essere analizzato da un oftalmologo, è definito come cataratta secondaria.

Occorre specificare bene la grande differenza con la cataratta d’insorgenza primaria, che coinvolge, invece, l’intero cristallino. Durante l’intervento il sacchettino che contiene il cristallino è svuotato dal contenuto opaco, conservando la sua porzione posteriore e mediana (capsula).  Questo serve per fare da supporto per la nuova lentina trasparente che viene lì inserita.

Questa sottilissima capsula può lentamente opacizzarsi per il formarsi di uno strato di cellule che rendono opaca la visione. Determinando gli stessi sintomi che erano insorti inizialmente con la cataratta primaria.

Completamente diversa è la soluzione di questo problema, che non richiede chirurgia tradizionale. E che non deve angosciare e preoccupare il paziente.

Si utilizza, ambulatoriamente, un apparecchio chiamato Yag-laser che, in modo assolutamente indolore, con solo un paio di gocce di anestetico e con l’apposizione di una piccola lente sull’occhio, in pochi secondi crea un foro nell’opacità capsulare posteriore; salvaguardando la trasparenza della cornea e della lentina inserita; e riportando quasi immediatamente la vista alla migliore capacità visiva precedente.

Generalmente quest’atto è definitivo, essendo praticamente inesistente la possibilità di recidiva.