Decadimento cognitivo: quando una dimenticanza merita attenzione
Dimenticare dove si sono lasciate le chiavi, entrare in una stanza e non ricordare più il motivo oppure avere momentaneamente difficoltà a richiamare un nome può capitare a tutti. Tuttavia, quando questi episodi diventano frequenti, persistono nel tempo o iniziano a interferire con la vita quotidiana, il decadimento cognitivo merita un approfondimento.
In Italia il fenomeno interessa un numero rilevante di persone. Le stime nazionali indicano circa 1,1 milioni di persone con demenza e oltre 900.000 persone con Mild Cognitive Impairment (MCI), o disturbo cognitivo lieve. Considerando anche familiari e caregiver, l’impatto sociale e assistenziale è ancora più ampio.
Prendersi cura della salute cognitiva significa, quindi, imparare a riconoscere i cambiamenti significativi e rivolgersi al medico quando necessario.
Che cos’è il decadimento cognitivo?
Con decadimento cognitivo si indica una riduzione di una o più capacità mentali rispetto al livello precedente della persona. Possono essere coinvolte la memoria, l’attenzione, il linguaggio, l’orientamento, il ragionamento e la capacità di pianificare o prendere decisioni.
Una condizione particolare è il Mild Cognitive Impairment (MCI), chiamato anche disturbo cognitivo lieve. In questo caso le difficoltà cognitive sono maggiori rispetto a quelle generalmente associate all’invecchiamento, ma la persona mantiene sostanzialmente la propria autonomia nelle normali attività quotidiane. L’MCI non equivale a una diagnosi di demenza e non tutte le persone che ne sono interessate svilupperanno una demenza.
Si parla invece di demenza quando il deterioramento delle funzioni cognitive raggiunge un livello tale da compromettere significativamente l’autonomia e le attività della vita quotidiana. Possono inoltre comparire cambiamenti dell’umore, del comportamento e della motivazione.
Quali sono i segnali del decadimento cognitivo?
Un singolo episodio di distrazione non è sufficiente per indicare la presenza di un problema. A richiedere maggiore attenzione sono soprattutto la frequenza, la persistenza e l’eventuale progressione dei disturbi.
Tra i segnali che possono suggerire un decadimento cognitivo rientrano, per esempio, una crescente difficoltà nel ricordare informazioni o avvenimenti recenti, ripetere più volte le stesse domande, perdere frequentemente oggetti oppure avere più difficoltà del solito nel trovare le parole.
Altri cambiamenti possono riguardare la capacità di concentrarsi, organizzare attività, risolvere problemi o prendere decisioni. In alcuni casi possono emergere difficoltà nell’orientarsi nel tempo o in luoghi abitualmente conosciuti. L’Organizzazione Mondiale della Sanità include proprio problemi di memoria, orientamento, linguaggio, soluzione dei problemi e svolgimento di attività familiari tra i possibili segnali della demenza.
Come possono cambiare umore e relazioni sociali?
Le difficoltà cognitive possono accompagnarsi a cambiamenti dell’umore e del comportamento. La persona può diventare più ansiosa, irritabile, apatica o insicura e, in alcuni casi, ridurre progressivamente le proprie attività e relazioni sociali.
La consapevolezza di avere maggiori difficoltà rispetto al passato può inoltre generare frustrazione e preoccupazione. Per questo è importante non limitarsi a osservare la memoria, ma considerare il benessere complessivo della persona.
Perché può comparire il declino cognitivo?
Il decadimento cognitivo può avere origini differenti e deve essere valutato nel contesto della storia clinica individuale.
L’età rappresenta il principale fattore di rischio per la demenza, ma l’invecchiamento non significa necessariamente sviluppare una demenza. Al rischio possono contribuire diversi fattori, tra cui ipertensione, diabete, colesterolo elevato, obesità, ictus, depressione, perdita dell’udito, inattività fisica, fumo e isolamento sociale.
Alcuni disturbi della memoria e della concentrazione possono inoltre dipendere da condizioni potenzialmente trattabili, come problemi tiroidei, carenza di vitamina B12, disturbi del sonno, depressione, ansia o effetti indesiderati di alcuni farmaci.
Per questo motivo è importante evitare l’autodiagnosi e rivolgersi a un professionista sanitario.
Come proteggere la salute cognitiva?
Non tutti i fattori di rischio possono essere modificati. Tuttavia, adottare abitudini salutari nel corso della vita può contribuire a ridurre il rischio di declino cognitivo e demenza.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda, tra le strategie di riduzione del rischio, attività fisica regolare, alimentazione equilibrata, astensione dal fumo, limitazione dell’alcol, mantenimento di attività cognitive e sociali e controllo di condizioni come ipertensione, diabete e colesterolo elevato. Le linee guida OMS aggiornate nel 2026 sottolineano inoltre l’importanza di interventi personalizzati sui diversi fattori di rischio.
Anche continuare a coltivare interessi, relazioni e attività stimolanti può contribuire al benessere generale e alla qualità della vita.
Quando rivolgersi al medico?
È consigliabile richiedere una valutazione quando i problemi di memoria o delle altre funzioni cognitive persistono, peggiorano oppure iniziano a interferire con attività che in precedenza venivano svolte senza difficoltà.
Il primo riferimento può essere il medico di medicina generale, che può valutare il quadro complessivo e indicare eventuali approfondimenti specialistici. In base alla situazione, il percorso diagnostico può comprendere colloquio clinico, valutazione delle funzioni cognitive, esami di laboratorio e, quando indicato, ulteriori accertamenti neurologici o strumentali.
Una valutazione tempestiva può aiutare a identificare eventuali condizioni trattabili, definire più precisamente la natura delle difficoltà e programmare gli interventi più appropriati.
Per conoscere più da vicino il percorso di valutazione dei disturbi cognitivi è possibile approfondire anche l’articolo di Ente Mutuo dedicato a demenza e Alzheimer.
Per informazioni cliniche più approfondite è inoltre possibile consultare le Linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità sulla diagnosi e il trattamento della demenza e del Mild Cognitive Impairment.
Riconoscere il decadimento cognitivo per intervenire per tempo
Riconoscere un cambiamento delle capacità cognitive non significa necessariamente trovarsi di fronte a una demenza. Significa, invece, avere l’opportunità di comprenderne le cause e ricevere una valutazione appropriata.
Quando i segnali diventano frequenti o condizionano la quotidianità, parlarne con il proprio medico rappresenta il primo passo. Un intervento tempestivo può permettere di individuare eventuali condizioni trattabili e, quando è presente un disturbo cognitivo, pianificare strategie di cura e assistenza orientate a preservare il più possibile autonomia, qualità della vita e relazioni sociali.
Le informazioni fornite hanno scopo divulgativo e non sostituiscono il consulto medico. In caso di dubbi, contatta un professionista sanitario.
